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Ruby, Minetti, le olgettine e i tre pilastri
post pubblicato in Primo Piano, il 3 maggio 2012
di Claudia Svampa

Nicol Minetti, Ruby Rubacuori e le olgettine: francamente sarebbe ora di darci un taglio. Dall'assuefazione alla notizia allo shock anafiliattico ormai il passo è brevissimo. Sognando qualcuno che, una mattina, si svegli esasperato e metta a ferro e fuoco il tema. Che lo renda innominabile, anticostutizionale come la tentata ricostruzione del partito fascista. O delle girls berluskine. Si, strilliamolo pure: censurato! Amen, e così sia.

Tanto più che Berlusconi, innegabilmente e per una stramba alchimia, da ogni rigurgito di tiritera piccantina ne esce sempre più rinvigorito.

Ogni gemito in magistratura procura una impennata di simpatia verso l'improvvisamente silente ultra 70enne di Arcore.

Ogni intercettazione riesumata dalle polveri delle procure genera indulgenti afflati al cospetto del cavaliere di Palazzo Grazioli by night.

Ogni articolo, puntatone di talkshow o strillo di copertina sortiscono quel coro unanime di "ma ancora???" nell'opinione pubblica non tesserata con Bersani & Co.

Sicché due o tre pilastri, come e meglio che per Maastricht, bisognerebbe fissarli, in questa storia infinita di mutandine sbarazzine e cellulari chiacchieroni.

Il primo pilastro, ad esempio, potrebbe definire inderogabilmente che gli italiani sanno benissimo da soli che al Berlusca piace moltissimo la gnocca. E che gli è sempre piaciuta. Di più. Lo sanno da tempo. Da prima che il tema interessasse le procure, da prima che Repubblica, il Fatto, l'Espresso e affini producessero paginoni multimediali sull'argomento. Da prima che Noemi Letizia diventasse maggiorenne e da prima che Ruby si imparentasse temporaneamente con Mubarak. La gnocca invece dovrebbe appassionare la magistratura solo se c'è da accertare un reato e, a quanto se ne sa, il codice penale non vieta a un over 70 di accompagnarsi a un'under 18 cinguettante e consenziente, che in ogni sede dichiara di non aver consumato.

E ancora. Tolto un pizzichino d'invidia di molti per le decantate performance orizzontali e per l'attitudine maschia a raccattare monelle e gemelle, agli italiani in definitiva non interessa molto sapere chi sgualcisca a ripetizione lenzuola di lino e seta del celebrato lettone di Putin. O almeno gli interessa assai meno di quanto non possa interessare a Veronica Lario che, da ex coniuge Berlusconi, qualche motivo legittimo e patrimoniale po’ maturarlo nell'approfondire senza censure l'inclinazione nabokoviana del Cavaliere per le post ninfette delle cene eleganti.

Il secondo pilastro, invece, potrebbe chiarire una volta per tutte che gli italiani, buoni ma non pirla, nutrivano già da tempo il vago sospetto che madamoiselle Nicol Minetti, un'innata attitudine ai travestimenti doveva avercela iscritta nel suo genoma. Insospettiti prima da quella sua performance da igienista dentale cult, poi da quell'altra da consigliere comunale tettutissima, insomma, nessuno di noi sarebbe caduto dal pero a immaginarsela suorina sexy o poliziotta scosciata grazie alla generosità di forniture recapitate dalla finissima sartoria libica, nelle notti calde della lap dance. Proprio nessuno no, forse Ilda Boccassini si, accidenti.

E ancor più nessuno dopo mesi di Mp3 recovered delle intercettazioni, rititolate in tutte le salse, si stupirebbe più davanti a quel ritrito "briffare" fiorito nell'eloquio minettiano. Un'espressione in anglo-office aziendale caratteristica dei desk di Cologno Monzese (come del resto faxare o scannerizzare) che ogni Mediaset-affiliata per amor del Capo e senso di appartenenza alla holding berlusconiana tenta di introiettare nel linguaggio, insieme a un fiorito bouquet dialettale selezionato tra le migliori hit meneghine raccolte durante gli aperitivi nella rigorosa top ten dei locali della Milano da bere.

Il terzo e ultimo pilastro, infine, dovrebbe decretare che dati i chiari di luna che si prospettano al paese, non conterà molto nel prossimo segreto dell'urna chi trombonerà molto, quanto piuttosto chi ruberà poco. O quasi niente. Giacché, com'è ancora consuetudine in questo paese, la cartella elettorale non è distribuita con parsimonia alla sola intellighenzia illuminata di sinistra, ma assai più volgarmente ai tanti italiani che non si stracciano le vesti al pensiero delle vestali, che se pensano a Bersani automaticamente pregano Berlusconi di ricandidarsi augurandogli lunga vita. Perché, in fondo, l'unica cosa che non gli perdonano è di aver nobilitato quel "ciarpame senza pudore" con incarichi immaginifici nella pubblica amministrazione. Incarichi sottratti alla meritocrazia, ai figli universitari, ai nipoti disoccupati.

Basta Ruby, Minetti e le olgettine, chi sta raschiano il barile vorrebbe oggi il pieno benzina. Vorrebbe il lavoro, la riduzione delle imposte, e un apparato statale che funzioni e che non ti stritoli nella burocrazia inefficiente. Vorrebbe la rinascita economica di questo paese. Vorrebbe quello che ti promette chi ti promette la luna. Ma lo vorrebbe vedere realizzato.

Per il resto, facciamocene una ragione, agli italiani Mr. Cucu-alla-Merkel in fondo in fondo piace perchè li rappresenta. Se poi sbertuccia la tedescona eurotiranna per il suo didietro indesiderabile, ecco il paese si sente un po' anche legittimamente vendicato.

E va da se che dopo il burlesque "Leggere Lolita a Villa Certosa" finirà per rimbalzare fra le carte di Ghedini come epilogo letterario con soundtrack di Apicella nella svolta culturale delle cene eleganti. 

Assestando il colpo di grazia alla povera Ilda la rossa.



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