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FreeRossella, le trattative della diplomazia inquinate dal clamore della rete
post pubblicato in Primo Piano, il 4 marzo 2012
Per Rossella Urru, ora il silenzio è oro. Lo starnazzare mediatico è follia. Perché rappresenta il miglio appiglio per alzare la posta in gioco, per far saltare gli accordi, per spezzare quel filo sottile come un capello che è la speranza e l'impegno di portarla a casa sana e salva



di Claudia Svampa

In primo luogo, in un paese culturalmente accettabile, ci si aspetterebbe che tutti i direttori che hanno pubblicato, dandola per certa, la notizia della liberazione di Rossella Urru solo grazie al proliferare dei twitters sui social network facessero pubblica ammenda per l’errore commesso.

Di questo giornalismo che, privilegiando la corsa contro il tempo, ha profondamente smarrito il senso delle fonti, l’accuratezza e la serietà dell’informazione data, se ne ha ormai un dilagante rigetto.

Ma non solo. Chi siede dietro una scrivania alla direzione di una testata, come chi si occupa di esteri, deve necessariamente sapere che la vita di un ostaggio come la cooperante italiana è appesa a un filo sottile come un capello, teso fra le mani della diplomazia italiana e quelle dei terroristi islamici. Che non rappresentano un’entità definita, un interlocutore concreto e attendibile con cui poter negoziare sotto i riflettori, e a cui fare pressione con i canali della pubblica informazione.

I familiari della ragazza hanno tutto il comprensibile bisogno di voler mantenere alta l’attenzione sul caso, terrorizzati dalla paura che silenzio e oblio possano rappresentare assonanze che rischiano di mettere in pericolo il ritorno a casa della loro Rossella. Ma questo è un diritto legittimo che appartiene solo a loro.

L’interlocutore di un paziente ammalato è e resta il suo medico, non i forum della rete. Quello dei familiari di un cittadino sequestrato in zone a rischio è e resta il ministero degli affari Esteri, l’unità di crisi della Farnesina, la diplomazia italiana. Non i fans club di showmen, cantautori, calciatori, attori o politici in upgrading di visibilità.

Una variopinta e calorosa italianità collettiva e partecipe, ma che, con ogni probabilità, occupandosi di altro nella vita, difficilmente identificherebbe l’acronimo AQMI con Al Qaida nel Maghreb Islamico, collocandolo come un movimento terroristico operante nel sud dell’Algeria e in stretta collaborazione espansionistica con Boko Haram, la setta integralista islamica nigeriana il cui nome significa letteralmente “l’educazione occidentale è peccato”.

Non a caso sugli edifici pubblici non campeggia il volto giovane e sorridente di FreeRossella, bensì la foto in divisa di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani in stato di fermo in India per i quali una buona dose di pressione mediatica non può che avere un impatto positivo e negoziale sul governo indiano.

Per Rossella invece il silenzio è oro. Lo starnazzare mediatico è follia. Perché rappresenta il miglior appiglio per alzare la posta in gioco, per far saltare gli accordi, per spezzare quel filo sottile come un capello che è la speranza e l’impegno di portarla a casa sana e salva.

Se Rossella Urru riuscirà a tornare ai suoi cari e al suo paese sarà grazie al duro lavoro di mediazione intrapreso, alla capacità, nonostante tutto il clamore mediatico inutile, di mantenere saldo quel filo sottile della trattativa portandolo a buon fine.

Se qualcosa non dovesse andare per il verso giusto - e ci auguriamo profondamente che ciò non accada - non si potrà minimizzare l’effetto dirompente che può aver avuto, nelle battute finali di un lungo negoziato per nulla facile e scontato, l’essere stati costretti a operare con il fiato sul collo degli hashtags, dei retweets e delle centinaia di migliaia di followers sollecitati dai personaggi del mondo dello spettacolo, molto più consci delle potenzialità mediatiche dei loro fans club che dell’identità dei sequestratori della Urru e della loro suscettibile pericolosità.

E a Rossella Urru, che attendiamo prestissimo a casa, solo un piccolo suggerimento: eviti di aprirsi un profilo Twitter.



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