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Andreotti migliora, un vuoto incolmabile per la diretta Live
post pubblicato in Primo Piano, il 4 maggio 2012

di Claudia Svampa

Per ore, ieri, il sito del Corsera ha trasmesso un’elettrizzata diretta web carica di aspettative sulla probabile dipartita del senatore Giulio Andreotti, con le camere Live aperte, l’audio Live aperto, e l’inquadratura Live aperta, che puntava sul traffico stradale all’ingresso del Policlinico Gemelli di Roma, spaziando dall’entrata del pronto soccorso alla fila parcheggiata dei camper regia.

L’edizione Live non mancava di riprendere le numerose Sibille Cooman microfonate, cariche di trucco e parrucco per il reality sul trapasso del Lord Voldemort della politica italiana e la successiva passerella di seguaci Mangiamorte richiamati dall’evento epocale.

Tra zoommate e piano sequenza del nulla metropolitano ogni tanto un sottopancia, prudentemente, aggiornava il bollettino sanitario in miglioramento, informando che, contro ogni malcelata aspettativa, la guest star 93enne non pareva ancora pronta a raggiungere il set per la scena finale, e la faccenda pareva tirare terribilmente per le lunghe.

Tanto per le lunghe che, dopo diverse ore di attesa il cielo sopra i tetti del nosocomio romano non si é oscurato, i dissennatori hanno dato forfait e le Sibille Cooman, stufe d’aspettare, si sono smicrofonate e se ne sono andate a spizzicare un paio di cupcakes di tendenza.

Il Live è definitivamente sfumato con una dissolvenza verso il nero, quando si é realizzato che ormai anche Vespa, per la serata, aveva già diramato inviti ai sindaci, preparato plastici di prime case infestate da Imu, e stava facendo montare servizi su un tal Luigi Martinelli, un 54enne bergamasco che, alla canna del gas per la pressione fiscale, aveva assaltato per tutto il pomeriggio la sede dell’Agenzia delle Entrate a Romano di Lombardia. Prendendo anche quattordici dipendenti in ostaggio.

Ecco, magari questo increscioso fattarello di cronaca al Corriere non deve aver fatto granché gola in termini di informazione Live o forse, semplicemente, seguendo i lanci rimbalzati su un’altra home, quella dell’Ansa, non deve essere stato facile dirottare i propri reporters sulle tracce di un sequestratore barricato negli uffici dell’Agenzia delle entrate che l’Ansa, madre di tutte le agenzie, aveva confuso con la sede di Equitalia sicché, nei titoli Equitalia e Agenzia delle Entrate si sono alternati secondo una stupefacente omonimia.

Diciamocelo, l’informazione ufficiale é in condizioni cliniche fortemente compromesse, né si é più ripresa dopo l’ultima clamorosa bufala dell’annunciata liberazione di Rossella Urru . E forse mai si riprenderà.

Alla dipartita, ormai improcrastinabile, la ricorderemo durante un irrinunciabile Live celebrativo, come la vedova sconsolata ricordò in un necrologio il suo indimenticabile coniuge Felice Uccello: "hai lasciato dentro me un vuoto incolmabile”.


La rete, l’informazione e lo sdegno
post pubblicato in Primo Piano, il 27 febbraio 2011

Facebook non è una fonte. Nè attendibile, né verificabile. Facebook è un social network dove ciascuno scrive ciò che vuole, come vuole, senza censure e senza certezze. E’ uno strumento svincolato dalla veridicità. E’ la nuova frontiera della comunicazione, è un mondo di aggregazione giovanile, è il tam-tam in tempo reale che rimbalza da un capo all’altro del pianeta, ma non ha nulla a che vedere con l’informazione se a questa vogliamo ancora tributare un decente valore professionale indispensabile in qualsiasi democrazia civile.

                                                      

Eppure, incomprensibilmente, l’omicidio di una ragazzina di 13 anni di Brembate - sospeso nella cronaca per ben tre mesi - ha come fonte di informazione non la procura, non i pm, non le inchieste o le indagini ufficiali. Ha come fonte proprio Facebook. Nei tg nazionali come nell’apertura dei quotidiani - Corriere della sera in testa, le redazioni della cronaca hanno deciso di dare voce al popolo di Facebook per raccontare la tragedia dell’adolescente assassinata.

Cori di nonni di genitori , di compagni di scuola e vicini di casa che si accalcano nei commenti scrivendo preghiere, frasi sdegnate, opinioni investigative, condoglianze. In pratica è come se la notizia della morte di questa bambina fosse riassumibile nei telegrammi e nelle telefonate private indirizzate alla famiglia Gambirasio.


Con una scelta editoriale orripilante, come quella del Corsera - o dovremmo dire scelta priva di ogni etica professionale? - di dare grande visibilità a quattro inutili idioti che nel linguaggio del web si chiamano trolls e che pubblicano su Facebook raccapriccianti pagine che dileggiano, ironizzano, trasformano in satira la sorte e il visetto di Yara Gambirasio trattando la cronaca nera come il più squallido dei video game.


Siamo arrivati a manipolare l’informazione con il solo mouse: non solo nei blog e nelle news online disperse per la rete, ma anche nelle redazioni di quotidiani e testate nazionali è più facile e comodo gironzolare sui profili di Facebook e fare un copia e incolla di quello che si trova piuttosto che dare un minimo di dignità al mestiere di cronista e rifiutarsi di mettere la propria firma sotto a uno scempio duplice: la dignità vilipesa di una bambina ammazzata e l’indecenza di farsi chiamare ancora giornalista.


Si dirà che nel caso Gambirasio la procura non ha collaborato e non collabora nel veicolare le notizie. Bene, forse l’opinione pubblica però è interessata a sapere perché. O quanto meno ha più diritto di sapere perché le indagini non portano a nulla piuttosto che quanti iscritti si aggiungano ogni giorno alla pagina del social network dedicata a Yara.

Perché gli investigatori recalcitrano davanti ai cronisti? Per incompetenza? Come quella di non essere stati in grado di ottenere una traduzione minimamente verosimile dall’arabo e aver sbattuto in cella un marocchino ? Prudenza? Conflitto di competenze fra attori delle indagini, ovvero polizia e carabinieri?


Si dirà che il paese resta silente e poco propenso davanti ai taccuini, si dirà anche che la chiusura ossessiva della famiglia verso la stampa non ha aiutato. Beh, non può essere ogni volta Avetrana dove cercare un testimone disposto a raccontare era più facile che pescare trote nell’acquario. E l’alternativa continua a non poter essere Facebook.


Quando finirà questo scempio dell’informazione, questo contravvenire a ogni principio etico e professionale di quotidiani e tg che non provano il benché minimo imbarazzo a far passare l’ amalgama di opinioni sensazioni e commenti di Facebook per notizie?


Quando noi, i giornalisti, la pianteremo di cercare di disegnare profili di vittime e carnefici della cronaca nera o della politica estera andando a guardare nel buco della serratura dei profili di Facebook e torneremo a fare il nostro lavoro cercando nel mondo reale i fatti le facce, gli sguardi, le notizie e gli eventi?


Claudia Svampa



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permalink | inviato da FRONTEPAGINA il 27/2/2011 alle 13:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
L'inizio
post pubblicato in Primo Piano, il 1 settembre 2009

Inizia una nuova avventura per l'agenzia FRONTEPAGINA. Dopo due anni di pubblicazioni dirette ai nostri abbonati abbiamo deciso di rivolgerci al variegato pubblico della rete.

Questo spazio, che percorriamo in punta di piedi, con la curiosità e lo stupore di scoprire cosa scoveremo strada facendo, lo abbiamo concepito come l'ingresso in un nuovo condominio.

Primo Piano sarà la nostra rubrica legata all'attualità, agli argomenti che per primi incontreremo, i più vicini e immediati.

Secondo Piano vorremo fosse una sezione dove poter riannodare fatti rimasti tra le pagine dei giornali e dei ricordi senza aver trovato un epilogo. Quel tanto detto, di un pò di tempo fà che tuttavia non è mai giunto a una conclusione.

Terzo Piano sarà invece quel piano nobile della riflessione, della cultura, dello scambio di opinioni e commenti che forse non è mai abbastanza in una società aperta.

E infine l'Ascensore, un su e giù che vi lasceremo scoprire piano dopo piano.

Red.FRONTEPAGINA

 

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