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iPad: sette notti insieme
post pubblicato in Ascensore, il 4 giugno 2010

     
Lo compro o non lo compro? Mi serve o non mi serve? L'iPad è l'astronave del web che è sbarcata nel presente o un giocattolo da rubrica mode-e-tendenze? Ma soprattutto: che ci si fa con il famigerato iPad?

                                             

Non basta essersi letti fiumi di presentazioni e opinioni nei forum. Neanche se di nuove tecnologie puoi dire di capirne abbastanza. Sapevamo già tutti, ad esempio, che la famosa tablet Apple che in Italia - e in Europa - vedeva la luce solo una settimana fa, sarebbe arrivata con i consueti deficit motori che sono stati imposti e imputati all'iPod prima e all'iPhone poi.

Non legge flash, tanto per cominciare, ed è tenuta perennemente a balia da iTunes. Ovvero tutto ciò che "entra" o "esce" da iPod, iPhone e iPad come file video, foto, musica e documenti non può usufruire del copia e incolla da un supporto all'altro ma deve comunicare attraverso un software, iTunes e naturalmente un computer.

Non supporta il multitasking, cioè non consente di aprire più programmi contemporaneamente. Non ha una porta HDMI (quella dell'alta definizione) e nemmeno un'ingresso usb (per attaccare una comune chiavetta o un hard disk esterno).

Tanto per restare nel campo delle macro evidenze il sistema operativo è l'OS dello stesso iPhone, un sistema certamente evoluto ma non propriamente flessibile. Webcam e fotocamera sono assenti ingiustificati in un'era scandita dal voyeurismo degli home reality, ma a part ça tout va bien.

Talmente bene che girare da una settimana per Roma con un iPad tra le mani è come accompagnare un personaggio pubblico. Solo che la tavoletta con la mela non brontola a essere maneggiata da tutti. E tutti la vogliono maneggiare. Con l'appeal sobrio, degno di un iApple, intasca il successo e si concede a tutti, grandi e bambini. Scarica empatia senza più bisogno di iTunes.

Ti cattura come uno sguardo e un sorriso di George Clooney (per le femminucce) o di Belen Rodriguez (per i maschietti) che hanno sempre, sotto i riflettori, quell'aria accattivante e ingenua quasi fossero lì per caso, e altrettanto per caso, fra tanta gente, guardano proprio te. E' un colpo dritto al cuore.

Così l'iPad ti punta dritto negli occhi quello schermo smagliante - non c'è LCD a led che tenga! - ti si insinua tra le dita snello e slanciato, si lascia sfiorare come una pelle liscia dalla magia del touchscreen per poi sorprenderti nelle sue infinite applicazioni: cultura, news, tv, video, musica, giochi, frivola ironia, un pizzico di trash. Senza mai debordare nella volgarità.

Ma che ci si fa con l'iPad? C'è solo una risposta esaustiva: che non ci si fa con l'iPad!

Mandi una mail al commercialista e intanto spedisci un articolo già impaginato alla redazione. Vedi su facebook le foto della tua amica in viaggio in Nepal e leggi i blog delle corrispondenze di guerra disseminate per il mondo. Consulti la lista della spesa al supermercato e perfezioni il tuo corso d'arabo in macchina nel traffico. Controlli il meteo a Stoccolma e i punti patente residui a Roma.

Ti vedi tutti i film che hai nel tuo vecchio pc in streaming mentre sei in treno e, se i binari ti annoiano, guidi un aereo di linea, dal decollo all'atterraggio, sulla tratta Parigi-Singapore. Verifichi se il volo di ritorno dalle vacanze di tua madre è in orario e, già che ci sei, controlli se il tuo collega è appena atterrato a Londra.

Disegni la tua casa in 3D la ristrutturi come vuoi e decidi se ti piace. Fai i compiti con i bambini: grammatica e tabelline. Giochi a dadi, dama, scacchi, forza4, battaglia navale, monopoli, chi vuol essere miliardario o pacman. Giochi i giochi della Playstation 3 se cerchi l'alta risoluzione.

Leggi l'Economist o Novella 2000, ePolis o le Monde, Repubblica o il Corriere, Il Foglio o il Fatto. Li leggi come un giornale, come in edicola. Ti misuri la vista, come dall'oculista, l'udito, come dall'otorino, ingaggi un personal trainer e elaborate un programma fitness. Come in palestra.

Allontani le zanzare, coltivi i bonsai, allestisci un acquario, combatti lo stress: entri nel mondo brian-relax Spa, suoni, forme e colori per la tua mente.

Cambi colore e taglio ai tuoi capelli: ti chiedi se ti piaci di più. Invecchi di vent'anni il tuo attuale partner: ti chiedi se ti piacerà ancora.

Poi, se è la vostra prima settimana d'amore, farai anche qualcosa che non avevi previsto di fare: ci andrai a letto. Sette notti insieme.
Redazione


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permalink | inviato da FRONTEPAGINA il 4/6/2010 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
“Rasiamo il pratino” alla Radice?
post pubblicato in Ascensore, il 14 maggio 2010

Il tormentone del nuovo spot pubblicitario della Winkilson "rasa il pratino" riferito alla depilazione intima femminile spopola nel web, su Youtube, ed è già diventato una suoneria per cellulari. Le donne non l'hanno presa propriamente bene, ma lei, il direttore creativo Daniela Radice, l'estirpazione del pelo superfluo deve averla nel DNA.

 

Ecco lo spot su YouTube: www.youtube.com/watch

 

 

Comunicazione pubblicitaria. Se penso alla donna nella pubblicità di Martini mi esalto. Quel filo che sfila l’orlo e offre una progressiva visuale posteriore targata Charlize Theron è un inno alla bellezza: sintesi perfetta di femminilità, erotismo, stile.  

 

Se penso alle donne negli spot di Intimissimi mi commuovo. Calzini rosa in culla, calze confetto a danza, collant fumè alla laurea, autoreggenti pallide alle nozze: superato l’effetto stucchevole del flou-melò-nazional-borghese quelle donne sono decisamente socialmente elegibili. Molto più della Polverini.

 

Se penso all’immagine femminile attraverso la “patatina” che a Rocco Siffredi è sempre piaciuta, mi scandalizzo per la censura. Un ex pornodivo molto ex e poco pornodivo, patetico con “quella” patatina in mano, fa semmai più danno a se stesso che alle detentrici ufficiali di patatine.

 

Se penso alla reclame di Vagisil ammetto di essermi preoccupata. Assistevamo, quotidianamente informate ai pasti principali, a un’imbarazzante epidemia di pruriti e bruciori intimi, mediaticamente pandemici quanto l’H1N1.  Poi, come la suina, anche la vagina irritata di Vagisil si è rivelata una bufala, con buona pace di molte donne.

 

Ma se penso a “rasa il pratino” sogno Johnny Depp in “Edward mani di forbice”. Perché  “rasa il pratino” è un colpo di stato al genere femminile ad opera della comunicazione. E’ un attentato firmato dalla pubblicità. E’ il terrorismo contro la privacy della gnocca. E’ lo sdoganamento del “faccela-vedè-faccela-toccà” corale. E’ la legittimazione, per il cassiere del supermercato, a fissarti la Jolanda ammiccando sornione: “la rade a triangolo, a cuore o a persianina?”

 

Perché dovremo passare la prossima estate,col  primo pelo pubico fuori sede, a sentirci intonare dal vicino di ombrellone “rasa il pratino?”

 

Semplice. Perché per pubblicizzare un prodotto della Wilkinson, il “Quattro for Women Bikini”  - rasoio per zone intime waterproof, con manico ergonomico e soprattutto dotato di formine a cuore, triangolo, freccia o fiore per personalizzare la depilazione filo-mutanda - una simpatica creativa dal cognome curiosamente a tema, Daniela Radice, si è inventata, arrivando ad esserne orgogliosa, quanto segue.

 

Tre lelly-kelly cresciutelle e multietniche - l’europea, l’africana e l’asiatica -  tacchetti e musetti a corredo, sgambettano in giardino,  rincorrono un tagliaerba rosa-barbie, potano siepi a forma di cuore, triangolo e grattacielo, poi, naturalmente, rasano il pratino.  Il tutto intonando cori felici: “se ti senti ruvidina dai una bella spuntatina”, “foresta selvaggia basta, spazza via tutti quei rasta”, “quando il bosco è un po’ troppo fosco, e col giardino è un casino…rasa il pratino!”

 

Evitando di addentrarci nella versione inglese della pubblicità dove i doppi sensi sono dominanti (i tulipani “tulips” tenuti tra le gambe sono anche “two-lips” due labbra, il micetto che viene orribilmente rasato nello spot è bivalentemente  “pussy”) un fatto resta certo: su “rasa il pratino” si invochi non solo la censura ma il commissariamento dell’agenzia pubblicitaria. Prima ancora di commissariare il Salaria sporting village di Diego Anemone, perché,  diciamocela tutta, meglio chi ti fa “vedere le stelle” che chi ti scopre “ruvidina”.

 

E si richieda una perizia psichiatrica per il management della Wilkinson, la committenza che ha dato prova di comportamenti fortementi lesivi del brand aziendale.

 

Quanto a Daniela Radice, direttore creativo JWT/RMG Connect e responsabile del team che ha lavorato sul progetto c’è una sola soluzione: “rasare il pratino alla Radice”, pubblicizzando nella pratica il nuovo prodotto per il quale ha realizzato la campagna e di cui riesce a dirsi "entusiasta". Operazione da compiere nel corso di una cerimonia pubblica, ripresa in full HD e postata su Youtube. E alla quale, siamo certi, la signora Daniela Radice, amante delle potenzialità del marketing virale,  non vorrà sottrarsi.

 

Claudia Svampa

 

Vinci see you later
post pubblicato in Ascensore, il 12 dicembre 2009

 

Alessio Vinci è l'anchorman per il quale non siamo ancora pronti. A quel suo "see you soon" , saluto anglo-futuristico in chiusura di Matrix presto forse dovremmo rispondere "see you later". A voler essere ottimisti. Certo, ieri sera lo share della seconda serata di Canale 5 ha strafatto, raggiungendo il 23,76% con  1.848.000 telespettatori incollati alle scomposte esternazioni di Fabrizio Corona. Eppure Vinci non convince il pubblico televisivo italiano. Non ancora.

Forse perchè è troppo obamiano nel suo modo di fare giornalismo in tv. Vinci è giovane, ambizioso, è schietto, ha un eccellente curriculum giornalistico con 20 anni di professione alle spalle targate CNN, inviato e corrispondente, a copertura dei maggiori eventi planetari. Eppure, paradossalmente, è iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti italiani come pubblicista. E questo è il posto che il pubblico italiano continua ad assegnargli.

Ieri sera, nell'arena di Matrix i goal di ascolti li ha segnati tutti Fabrizio Corona. Il saldo della magistratura italiana, -3 anni e 8 mesi di carcere - rende pazzo di rabbia Corona da due giorni. E forse non a torto. Perchè non ci sta a passare per il ricattatore dei vip attraverso un inesistente metodo Corona. Come dire che, nel caso Marrazzo il vero colpevole è il videofonino che ha ripreso le immagini. Corona dice straordinariamente la verità seppur nel più discutibile dei modi. Eppure di lui fanno notizia i modi. Fa audience come imputato e riempie i tribunali di giornalisti. Fa audience come ospite e spara alle stelle gli ascolti di Matrix.  

Ieri sera in diretta si è ferito una mano, ha azzannato con i canini l'avvocato dell'agenzia PhotoMasi, che in un viscido giochino del detto e ritrattato lo ha accusato  di un fatto non commesso. Ha gridato, pianto, riso, sfornato, parolacce come le sflashate di una reflex, cacciato ospiti non suoi e annunciato di andarsene.

Eppure Fabrizio Corona tra i troppi vizi esibiti evidenzia un indiscusso pregio: è ancora un uomo. In una melassa di bugie è una purga di verità. Averlo come ospite in diretta è come gestire il rischio di un attentato metropolitano. Non puoi prevederlo. Alla fine forse ieri sera Corona a Vinci non deve essere stato neanche troppo simpatico. Ma i telespettatori non sembravano poternsene accorgere.

 

Alessio Vinci conduttore di Matrix

Perchè il conduttore non si è allenato nella palestra dell'aggressivismo rassicurante dei mostri sacri dei talkshow italici, i Costanzo, i Vespa, i Mentana. Lui all'opposto è sì conciliante, ma nienteaffatto rassicurante. Destabilizza il pubblico Vinci perchè è un modello giornalistico d'importazione che non si commercializza in Italia.

Vinci non chiede scusa al pubblico se Corona da fuori di testa in diretta televisiva. E vivaddio. Perchè se hai deciso di invitare uno come Fabrizio Corona in tv il giorno dopo la sua condanna non ti aspetti mica che cosparga d'incenso i magistrati.

E neanche ti aspetti che quel gnocco-guappo di Corona sostituisca nel suo disinvolto vocabolario cazzo con cribbio. Vinci non si scusa quindi con i telespettatori per l'accozzaglia di parolacce come avrebbero fatto molti suoi colleghi, in un trionfo di ipocrisia e finto manierismo. Vinci si scontra con Corona e gli dice di piantarl lì con i modi non consoni alla trasmissione. E lo fa in diretta. Il pubblico non capisce bene se è così che s'ha da fare o se è uno smidollato.

Del resto Alessio Vinci non si era neppure schernito, come un qualunque maschio italiano imbarazzato, quando ai tempi del Marrazzogate una trans turca ospite a Matrix, bella come una modella e con una marcia centrale in più, gli disse faccia a faccia che con lui non avrebbe avuto bisogno di "additivi" per ingranare quella marcia.

Vinci sorrise allora, con un sorriso aperto, per nulla imbarazzato, e educatamente rispose "no grazie". Proprio come siamo certi avrebbe fatto un tipo come Barak Obama se si fosse trovato in un'analoga situazione. By the way, they can. 

Redazione

Exit strategy per le escort di palazzo
post pubblicato in Ascensore, il 25 settembre 2009

                                                                 

Almeno un fatto è certo: lo smaltimento dei prodotti ingombranti solidi da alcova presidenziale è oggi in bilico tra raccolta differenziata e inceneritore.  E ha bisogno di essere regolamentato.

L’aveva chiarito con disarmante senso civico l’onorevole Italo Bocchino, vicepresidente dei parlamentari del Pdl, ad Annozero aprendo un prestigioso dibattito sulle linee guida del governo Berlusconi.  Il concetto era, più o meno fedelmente, questo : le presunte amanti presidenziali a stelle e strisce finivano drammaticamente al cimitero, quelle avvolte nel lenzuolo tricolore fortunatamente approdavano nelle liste elettorali. Un indubbio  passo in avanti nella scala dei valori sociali del nobile popolo delle libertà.

Dunque in un confronto tra il miglior presidente italiano degli ultimi 150 anni, S.B. e il più popolare presidente americano parametrato sulla stessa pezzatura temporale, J.F.K., pare inconfutabile sussistano divergenze in materia di collocamento escort di Palazzo.

Domandava l’ex colonnello di An con sguardo ecumenico tanto all’opposizione quanto al parterre di direttori di giornali, ospiti da Santoro, se le maddalene che avevano allietato e svagato il freetime diurno o notturno di un presidente, fossero di fatto da destinare alle pompe funebri o alla pompa magna di dicasteri nostrani e parlamenti comunitari.

La domanda è congrua, e posta così conterrebbe una risposta implicità: 10, 100, 1000 dicasteri per il riciclaggio delle occupanti del talamo putiniano piuttosto che l’inceneritore che ha cristallizzato Marilyn Monroe in un’icona del sexygate.

All’on.Bocchino però erano proprio le cifre a sfuggire. Con o senza prostata - l’ingrediante è marginale - il suo presidente perdura nel denotare una certa bulimia da entreneuses  rispetto ai colleghi USA. Tale da rendere impraticabile il piazzamento, pur volendo soppiantare ogni quota azzurra di governo.

Una exit strategy per scongiurare il rischio di sanguinose stragi nello smaltimento delle Marilyn potrebbe essere, per le più alte cariche dello stato, un lodo Merlin (legge n.75 del 1958 che aboliva la regolamentazione della prostituzione) che consenta di smaltire, ecocompatibilmente, le professionalità in questione all’interno di raffinati e spaziosi bordelli. Tout court. Magari non saremo più neanche costretti a chiamarle escort.

www.claudiasvampa.it

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